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Dintorni · Cultura

Il Teatro Olimpico, l'ultima opera di Palladio

A soli cinque minuti a piedi dalla struttura, è il più antico teatro coperto in muratura dell'epoca moderna. Capolavoro di Andrea Palladio, stupisce per le scenografie prospettiche in legno.

5 minuti a piedi UNESCO
Teatro Olimpico, a Vicenza
Teatro Olimpico, a Vicenza. Foto: archivio Casa Borgo Casale.

Cinque minuti a piedi dalla struttura, il tempo di attraversare qualche contrà del centro. Il Teatro Olimpico è il monumento che avete più vicino e, se doveste sceglierne uno solo a Vicenza, è questo: il più antico teatro coperto in muratura dell'epoca moderna, ultima opera progettata da Andrea Palladio. Dal 1994 fa parte, con gli altri edifici palladiani della città, del sito UNESCO «La città di Vicenza e le ville palladiane del Veneto».

L'ultimo progetto di Palladio

Nel 1580 l'Accademia Olimpica, il sodalizio culturale di cui Palladio faceva parte, ottenne dal Comune un'area nella zona dell'Isola e aprì il cantiere sul suo progetto. L'architetto morì in agosto, pochi mesi dopo l'avvio, e i lavori proseguirono sotto la guida del figlio Silla. Il modello era il teatro romano descritto dai trattati antichi, ricostruito però dentro un edificio preesistente e al coperto: gradinate a emiciclo, un colonnato con statue in cima e, sopra la testa degli spettatori, un cielo dipinto che finge l'aperto.

Le sette vie di Tebe

La cosa che lascia a bocca aperta è la scena. Dietro le cinque aperture del proscenio si aprono le prospettive lignee delle sette vie di Tebe: strade che sembrano perdersi in lontananza e che in realtà sono profonde pochi metri, ottenute con pavimenti in salita e case che rimpiccioliscono man mano. Furono realizzate da Vincenzo Scamozzi per la recita inaugurale ed erano pensate come allestimento temporaneo: non sono mai state smontate e sono diventate parte dell'edificio. Il teatro venne inaugurato il 3 marzo 1585 con l'Edipo re di Sofocle, e quella scenografia è ancora al suo posto.

La visita, oggi

L'ingresso è su Piazza Matteotti, a pochi passi dal corso principale. La sala è più raccolta di quanto le fotografie lascino immaginare, e proprio per questo funziona: si entra, si alza lo sguardo sul colonnato e sulle statue, poi ci si accorge delle strade che scappano dietro le porte della scena e si capisce il gioco. Il teatro è ancora vivo e ospita spettacoli e concerti, con un calendario che cambia ogni anno e segue le stagioni. Orari di visita, biglietti e programma variano nel corso dell'anno: controllate i canali ufficiali prima di uscire di casa.

La sala è un ambiente fragile e le scenografie sono in legno del Cinquecento: gli ingressi possono essere contingentati e le regole su fotografie, zaini e passeggini cambiano nel tempo. Informarsi prima evita di fare la fila due volte.

Cinque minuti di strada

La vicinanza qui cambia davvero le cose: potete decidere al mattino, guardando il cielo, e uscire dieci minuti dopo. È anche il motivo per cui conviene tenerlo come piano di riserva in caso di pioggia, invece di bruciarlo il primo giorno. Dalla casa di Borgo Casale si arriva a piedi senza mai prendere l'auto, e al ritorno il centro è già sulla strada.

Consigli pratici

  • Salite sugli ultimi gradini della cavea: da lassù l'inganno prospettivo delle sette vie di Tebe funziona molto meglio che dal basso.
  • Guardate in alto prima di uscire: il soffitto è dipinto come un cielo aperto ed è la parte che quasi tutti dimenticano di osservare.
  • Orari di visita e programma degli spettacoli cambiano con la stagione: controllate i canali ufficiali del teatro prima di incamminarvi.
  • Se pensate di vedere più monumenti civici in città, chiedete in biglietteria quali ingressi cumulativi sono attivi nel periodo.