Vicenza è una città di palazzi, e i palazzi, diciamolo, non sono l'attrazione preferita di un bambino di sei anni. La buona notizia è che il centro storico è piccolo, che il verde comincia subito dietro le mura e che un paio di tappe, scelte bene, tengono insieme la curiosità dei grandi e la pazienza dei piccoli. Il segreto è alternare: un'ora di città, poi spazio aperto.
Parco Querini, il punto di partenza
Il parco principale della città si apre nel settore nord-orientale del centro storico, fra le rive del Bacchiglione e le mura, ed è il posto da cui conviene cominciare. L'ingresso dà su un viale alberato fiancheggiato da statue che porta dritto a uno stagno: al centro c'è un isolotto sormontato da un tempietto, ed è il tipo di scenografia che piace anche a chi non ha nessuna intenzione di ascoltare spiegazioni. Attorno ci sono un boschetto e un percorso vita, quindi spazio per correre.
Gli accessi principali sono da viale Rodolfi e da viale Rumor, e il parco è accessibile anche con passeggini e carrozzine. I cani sono ammessi al guinzaglio. È il posto giusto per la pausa di metà giornata, o per il pomeriggio, quando i musei hanno già consumato la scorta di attenzione disponibile.
Il Museo Naturalistico Archeologico
Se in città c'è un museo che funziona con i bambini, è questo. Ha sede nei chiostri di Santa Corona ed è diviso in due sezioni. Quella naturalistica racconta il territorio, con particolare attenzione ai Colli Berici, alla loro flora e alla loro fauna; quella archeologica mette in fila le tracce della presenza umana nella zona, dagli strumenti in pietra più antichi fino agli abitati dell'età del Bronzo delle Valli di Fimon.
Il vantaggio, rispetto a un museo d'arte, è doppio: si guardano oggetti concreti, animali, pietre, utensili, e il percorso ha una dimensione raccolta, si esaurisce prima che qualcuno cominci a chiedere quanto manca. Orari e modalità di visita cambiano nel corso dell'anno: conviene controllarli prima di uscire di casa.
La salita ai portici di Monte Berico
La collina che domina la città si raggiunge a piedi passando sotto un lunghissimo portico, costruito a partire dalla metà del Settecento su progetto dell'architetto Francesco Muttoni. È un corridoio coperto di circa settecento metri, scandito da centocinquanta arcate raggruppate a dieci a dieci, con una piccola cappella a segnare ogni gruppo: un dettaglio che si presta benissimo a trasformare la salita in un gioco di conteggio, che è poi l'unico modo conosciuto per far salire una collina a un bambino senza proteste.
In cima si arriva al piazzale del santuario, da cui si vede la città distesa sotto. Per scendere si può cambiare strada e prendere il percorso delle Scalette, la gradinata aperta alla fine del Cinquecento sull'altro versante: più ripida, ma più breve.
Cosa funziona meno, e come aggirarlo
Un centro storico fatto di architetture non si visita come un parco a tema, ed è inutile fingere il contrario. Il consiglio è di dosare: una sola visita al chiuso nella giornata, scelta fra le più brevi, e il resto all'aperto. Fra i musei del centro ce n'è uno dedicato interamente al gioiello, ospitato nella Basilica Palladiana e organizzato in sale tematiche brevi, servito anche da un ascensore: è una visita compatta, che spesso incuriosisce più di quanto ci si aspetti.
Due avvertenze pratiche. La prima riguarda il fondo stradale: buona parte del centro è lastricata, e con un passeggino leggero qualche tratto si sente. La seconda riguarda il verde: oltre al Parco Querini ci sono altri giardini a pochi passi dalle piazze principali, utili per spezzare il giro senza allontanarsi.
Una casa con la cucina fa la differenza
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